Escursione alla Malga Cavallo

Il tragitto Ponticello – Malga Cavallo è una bellissima escursione per camminatori appassionati e per gente che ama la natura. Il sentiero largo è facile da superare anche per principianti con costanza e delle scarpe adatte.

Indicazioni generali:
•    Salita: 2,5-3 ore
•    Discesa: 1,5-2 ore
•    Dislivello: 650m

Percorso del sentiero e particolarità:
Punto di partenza è il parcheggio di Ponticello (1.491 m), che è raggiungibile con l’auto o con l’autobus. Da qui si prende il percorso sulla destra, passando il monumento degli Alpini. Dopo questo sentiero largo e facile, il percorso inizia a diventare sempre piú ripido. Successivamente si percorre il tragitto con numerose curve e tanta salita. Dopo aver fatto 2/3 del percorso si raggiunge il „Löwenbankl“, che è stato costruito apposta per i tifosi della squadra da calcio “Löwen 1866”.

Da qui si prosegue il percorso per la Malga Cavallo. Il sentiero sterrato è esposto prevalente al sole, così si puó godere il bel tempo ma fa anche tanto caldo. Circondati da numerose larici, betulle, pinie piú in alto da cirmoli si prosegue in salita.Durante il cammino di due ore ci sono diverse possibilitàper riposarsi e osservare con orgoglio il percorso fatto. Passando alle vacche pascolanti si arriva sulla piccola pianura del rifugio Malga Cavallo che si trova esattamente su 2.164 m. Il rifugio è circondato da prati verdi e da massicci, quindi la baita originale invita a fermarsi e a riposarsi.

Siccome al nuovo rifugio stanno facendo lavori in corso, si potrá pranzare ancora nella baita originale finché i lavori non sono conclusi. La nuova baita probabilmente aprirá l´anno prossimo, dove sará possibile fermarsi sulla terrazza a godersi il sole. Questo ristoro offre delle pietanze tipiche fatte in casa, e il pastore “Hebs” aspetta gli ospiti per dargli il benvenuto con un grappino al cirmolo. Mentre si pranza si puó ammirare la tranquillità della malga e con il suo bel paesaggio.

La Malga Cavallo è anche punto di partenza per molte escursioni come il Giavo Grande (2.480 m),

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Storie, fiabe e leggende in Alta Pusteria

Oggi desideriamo presentarvi un nuovo sentiero tematico in Alta Pusteria, adatto soprattutto – ma non solo – alle famiglie con bambini.

Sono ormai molti anni che a Sesto si raccontano e si tramandano leggende sull’omonima valle e sull’Alta Pusteria. Ora, sulla scia delle tante favole e storie, è stato realizzato a Sesto uno specifico sentiero tematico. Lungo il suo percorso sono disposte le figure delle più svariate leggende che per un po’ vi trasporteranno in un altro mondo.

Partendo da Sesto e percorrendo il sentiero di meditazione si raggiunge l’avventuroso itinerario delle favole e, dopo ca. 2,5 ore di cammino, la sua meta, la baita del cacciatore. Gli escursionisti meno allenati possono raggiungere il sentiero delle favole anche in discesa, partendo dalla stazione a monte della Funivia del Monte Elmo.

Qualcuno di voi ha già fatto il sentiero? Saremmo contenti di poter condividere le vostre esperienze sul nostro sito facebook.

Il sentiero delle fiabe a Sesto

Il sentiero delle fiabe a Sesto

Un succo di Zwoschba

Il gestore di un rifugio alpino e quello di una malga narrano del loro lavoro unico ma difficile in mezzo ai monti e all’impagabile pace delle Dolomiti.

„Senta, scusi, mi mette ‘sta pappa nel microonde?”

Il turista, sudato, attrezzato perfettamente fino alla biancheria termica, scarica il bambino, si toglie i Ray Ban appannati dal naso e respira profondamente. Sa di essere a 2340 m di altitudine, ma dato che l’uomo è atterrato perfino sulla luna e che lui si trova neanche a 2 km e mezzo di altezza, non ha il minimo dubbio che la sua richiesta non possa venire esaudita. Inoltre i suoi scarponi poggiano sulla terrazza di un edificio su cui a grandi lettere è scritto „Rifugio“.  Alfred Stoll, gestore del rifugio Bonner sul Corno di Fana a Dobbiaco, davanti a questo tipo di domande sospira profondamente. Ma mantiene la calma.

Il rifugio Bonner

“Si chiamano tutti rifugi. Ma anche i residenti spesso non si rendono conto delle condizioni disagiate in cui si lavora quassù.”

È costretto a negare le onde elettromagnetiche al cliente. Ma spiega immediatamente:

“I rifugi alpini in prima linea servono a rendere accessibile la montagna e come “rifugio” nel caso di maltempo, come luogo in cui pernottare e come base. Inoltre devono disporre di una stanza per l’inverno aperta tutto l’anno. Un rifugio alpino deve rispettare le stesse norme di un ristorante in paese. Però – e questa è la difficoltà maggiore – il rifugio deve rifornirsi di energia autonomamente.”

Il falegname professionista ha rinnovato il rifugio Bonner nel 2007, ed ancora oggi si dà da fare ovunque ve ne sia bisogno. Il problema maggiore è quello delle acque di scarico e dell’approvvigionamento di energia.

“Ho costruito una piccola centrale idroelettrica che produce mezzo kilowatt di corrente al giorno. Se ho bisogno di più energia, devo accendere il motore, e se faccio economia riesco ad accumulare l’energia superflua in una batteria, così ho una riserva.”

Il rifugio Bonner sul Corno di Fana a Dobbiaco

A un cittadino bisogna spiegarlo, che in queste condizioni non ci si può permettere un microonde, e che non corrisponderebbe neanche alla filosofia di un rifugio alpino. Ecco subito la seconda richiesta del cliente, ormai riposato.

„Gradirei una Coca Cola!”

L’oste sorride. Il suo menu prevede una scelta generosa, ma le bibite gassate o i prodotti pronti come i bastoncini di patata pronti da lessare nell’olio non vi si trovano. È abituato a deliziare i suoi ospiti con specialità dell’Alto Adige fatte in casa. Lo sguardo del turista affamato e assetato si rivolge verso sudest. Sarebbe stato meglio andare alla malga Coltrondo al Passo Monte Croce? No, sarebbe stato uguale.

„Coca Cola no, ma un succo di “Zwoschba” (mirtilli neri) o di “Grantn” (mirtilli rossi)!”

Si sente un profumino delizioso. E prima che i due ospiti se ne rendano conto, Alfred Stoll è già tornato con due bicchieri e due piatti:

”Schlutzkrapfen per la bimba e canederli allo speck per papá. E due succhi di mela. Buon appetito!”

Canederli allo speck

Tutti e tre ora sfoggiano un sorriso luminoso quanto le splendide Dolomiti.