Sciare in Alta Pusteria ieri e oggi


A studiare la storia dello sci in Alta Pusteria non si può fare a meno di notare il suo stretto legame con l’evoluzione del turismo in generale.  

Già nel XIX secolo l’Alta Pusteria acquistò importanza come regione turistica. Grazie a Frau Emma Hellenstainer, ostessa dell’albergo „Zum Schwarzen Adler“, famosa in molte parti d’Europa, Villabassa spesso è indicata come culla del turismo in Alto Adige. Ai suoi tempi, infatti, si cominciò a scoprire la montagna come destinazione turistica, e molte regioni caratterizzate da forme rocciose particolari, come appunto l’Alta Pusteria, divennero centri turistici molto popolari – un’evoluzione fomentata non da ultimo da diverse prime ascensioni nelle Dolomiti e dalla costruzione della strada delle Dolomiti. Allora gli sport invernali erano ancora sconosciuti, e il turismo si concentrava nella bella stagione.

Ma a partire dal 1930, accanto al turismo estivo già fiorente cominciò ad evolversi anche quello invernale. Il favoloso paesaggio innevato della val Pusteria sembrava fatto apposta per una seconda stagione turistica nella stagione fredda. Negli anni Trenta, l’Hotel Tre Cime a Sesto/Moso fu il primo albergo a decidere di  raccogliere la sfida ed aprire anche d’inverno.

Heinrich Harrer, il primo maestro di sci a Sesto

Ovviamente la scelta di sfruttare una seconda stagione turistica comportò l’esigenza di ampliare l’offerta e le infrastrutture esistenti. E così, già negli inverni tra il 1937 e il 1939 l’Hotel Tre Cime gestì una scuola di sci privata per insegnare ai suoi ospiti a sciare. A quel tempo si trattava di una novità assoluta. Il direttore della scuola era nientepopodimeno che il campione mondiale accademico di slalom, Heinrich Harrer, che più tardi acquisì fama mondiale come alpinista, esploratore e scrittore.

In particolare divenne famoso come uno dei primi a conquistare la parete nord dell’Eiger e grazie alla biografia “Sette anni in Tibet”, in cui descrive il suo soggiorno in Tibet e la sua commovente amicizia con il Dalai Lama.

La scuola di sci di Heinrich Harrer non era riservata ai turisti, ma dava lezioni anche ai bambini di Sesto. Una decisione con effetti di ampia portata, dato che molti dei suoi ex-alunni più tardi divennero maestri di sci loro stessi, contribuendo al successo dello sci in Alta Pusteria. Allora comunque si era ancora molto lontani dagli standard odierni, ancora non esistevano gli skilift, e come impianti di risalita si utilizzavano arnesi simili a verricelli… ma anche questo sarebbe cambiato di li a poco… 

L’evoluzione del turismo invernale

All’inizio degli anni Cinquanta infatti in Alta Pusteria si realizzarono i primi impianti di risalita, e cioè i tre skilift sul Passo Monte Croce, a Waldheim e sul pendio Brugger a Moso. Poi l’evoluzione continuò rapidamente. Nel 1955 venne fondata la scuola di sci Sesto-Moso. Quelli di Sesto furono i primi maestri di sci della zona: impartendo lezioni a San Candido e a Dobbiaco, compartirono le loro conoscenze e la loro abilità con i paesi vicini. Quando la richiesta divenne sempre maggiore nacquero delle scuole di sci anche a San Candido e Dobbiaco. Parallelamente crebbe anche il numero di impianti di risalita. Sul Baranci nel gennaio 1956 venne messa in funzione la prima seggiovia monoposto. Nel 1966 venne realizzata la  cestovia che portava ai Prati di Croda Rossa. Con ciò si aprì un nuovo capitolo nella storia del turismo invernale, che acquistò una dimensione nuova grazie anche allo statuto di autonomia della Provincia Autonoma di Bolzano – Alto Adige, che diede alla provincia la possibilità di decidere autonomamente del turismo in Sudtirolo. Così iniziò il boom del turismo invernale in Alto Adige. Nel 1976 si costruì l’impianto che da Versciaco portava su Monte Elmo, nel 1981 seguì la cabinovia da Sesto.

Nel 1983 nell’ambito dell’Interski (olimpiadi dei maestri di sci) a Sesto vennero messi in funzione i primi cannoni, e negli anni seguenti si allargarono le piste esistenti e si realizzarono ulteriori impianti e nuove piste per ampliare l’offerta rivolta ai turisti invernali.

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